LA NOTTE DELLA TARANTA 2024 - CONFERENZA STAMPA DELLA 27EMA EDIZIONE
- Scritto da Ivan Cicchetti
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Redazione- Ad aprire la conferenza stampa di presentazione del Concertone 2024, il presidente della Fondazione La Notte della Taranta Massimo Bray: “Questa manifestazione è un bene culturale e quando parlo di bene culturale, faccio riferimento all’art. 9 della Costituzione che ci dice come dobbiamo confrontarci con i beni culturali: tutelandoli, valorizzandoli ed esaltandone il loro enorme valore identitario. E’ questo il senso di appartenenza. La cultura ha un valore che arriva dappertutto e noi vorremmo un laboratorio tutto l’anno per tutelare questa tradizione e darle una prospettiva futura”. Un Concertone che promette il maestro concertatore Shablo sarà formidabile: “Non vedo l’ora di farvi sentire quello che abbiamo fatto, sarà fondamentale divertirsi in quella piazza. In questa Taranta n. 27 ci sarà molto di me, dalle origine latino americane, alle esperienze musicali maturate nel corso della mia vita professionale. Ci sarà una commistione tra culture. La cultura non è qualcosa di intangibile, di aulico, la cultura acquisisce molto dalla vita di tutti i giorni, dalle esperienze della gente. E l’arte è la massima espressione della cultura. Un concerto di tre ore come accade qui in Salento è un’esperienza straordinariamente inedita, accade al massimo solo nell’opera, non in un concerto pop. E’ un rito collettivo”. La scenografia del Concertone si arricchirà delle opere di Emilio Isgrò che in collegamento dalla Sicilia ha detto: “Accostare una esperienza come la mia con una manifestazione così ben connotata poteva essere un rischio. Perché la parola popolare va usata con molto cautela. E la cultura deve dare spettacolo di sé, invertendo un po’ il concetto. Cancellare, dunque in questo caso vuol dire mettere continuamente alla prova noi stessi. Come sta facendo la Notte della Taranta”. Il futuro della Notte della Taranta sarà formazione e ricerca. Lo ha ribadito Sandro Cappelletto consulente artistico della Fondazione La Notte della Taranta “nel 2025 celebreremo i sessant’anni dalla scomparsa di Ernesto De Martino. La Notte della Taranta torna in diretta su Rai ma cambia rete. Nel 2019 su Rai 2 nel 2024 su Rai 3 e in simulcast su Radio 2 Rai”. “Questa è un’operazione di straordinaria potenza, non è un palco statico, ma un ponte che unisce le culture, annulla le distanze. E’ un lavoro di grande fusione che porteremo in diretta su Rai3” ha sottolineato Giovanni Anversa vicedirettore intrattenimento Prime Time. Un’operazione possibile grazie alla collaborazione tra Rai Com e Pugliapromozione: “Nel Salento è stato fatto e si sta facendo un grandissimo lavoro. Una ventina di anni fa, quando venivamo da Bari e da Lecce e andavamo in Europa, dovevamo raccontare la nostra regione, per far comprendere dove fosse collocata. La Taranta è riuscita prima ancora di altri a posizionare la mappa della nostra regione”, ha evidenziato Luca Scandale Direttore dell’Agenzia regionale per il turismo Pugliapromozione. 12 le coreografie che regaleranno quadri narrativi vibranti con il coordinamento del coreografo Laccio: “Danzatori popolari e professionisti. Non è stato facile cominciare, c’è voluto tempo per amalgamarci. E questo è necessario, l’incontro richiede tempo, perché è questo l’unico modo per contaminare realmente. Ho preteso che ci fosse un lavoro di insieme. E sul palco vedremo un collettivo di 14 danzatori”. Emozionata e molto interessata al tema di Generazione Taranta la giovane cantautrice Gaia si è concessa all’abbraccio del pubblico di Melpignano: “Non è scontato essere su un palco così speciale, ha detto. Mi sono sentita subito a casa, ma avverto anche un forte senso di responsabilità verso una tradizione che è stata tramandata sino ad oggi. Siamo carichi e fortunati”. Una tammurriata nera a cappella sarà l’apertura dell’esibizione dell’artista rivelazione Ste: “Non canterò in salentino, ma sono onorata di far parte di questo evento della cultura pugliese e italiana. E’ un’orchestra assurda e sono dei ballerini pazzeschi” E aggiunge:”una parola che mi ha colpito è fore de capu”. E promette di voler apprendere molto di più. Un dialogo autentico tra l’Orchestra e gli artisti ospiti: “Un concerto che nasce dopo un mese di workshop, di scambi tra artisti. E’ un continuo scambio tra artisti ospiti e noi dell’Orchestra. E’ un dare e ricevere che arricchisce tutti”, ha spiegato Enza Pagliara in rappresentanza del Corpo artistico della Fondazione insieme al musicista Gianluca Longo. Un borgo Melpignano che si prepara ad accogliere le migliaia di spettatori della Taranta: “Come ogni anno la nostra comunità si prepara ad accogliere con grande rispetto l’evento finale della Notte della Taranta. Un’iniziativa che rappresenta patrimonio collettivo. Il ringraziamento va ai miei concittadini, ma va anche a chi ha portato avanti un grande lavoro di ricerca del patrimonio etnomusicale salentino”, come Gigi Chiriatti, ha ricordato la sindaca Valentina Avantaggiato”. ORCHESTRA POPOLARE L’Orchestra è composta da 21 elementi. Voci: Consuelo Alfieri, Alessandra Caiulo, Stefania Morciano, Enza Pagliara, Antonio Amato, Salvatore Cavallo Galeanda, Giancarlo Paglialunga, e dai musicisti Gianluca Longo (mandola) Peppo Grassi (mandolino) Attilio Turrisi (chitarra battente) Giuseppe Astore (violino) Roberto Chiga, Alessandro Chiga, Carlo Canaglia De Pascali (tamburello salentino) Roberto Gemma (mantici) Nico Berardi (fiati) Leonardo Cordella (organetto) Alessandro Monteduro (percussioni) Antonio Marra (batteria) Mario Esposito (basso) Gioele Nuzzo (tamburello e didgeridoo). Per il Concertone del 24 agosto all’organico dell’Orchestra Popolare si unisce una sezione d’archi composta da Sara Francesca Molinari (viola) Luisa Gaia Dal Molin (violoncello) Lucia Allegro e Valeria Di Crosta (violino). CORPO DI BALLO Il corpo di Ballo della Taranta è composto da Mihaela Coluccia, Cristina Frassanito, Serena Pellegrino, Lucia Scarabino, Stefano Campagna, Marco Martano, Fabrizio Nigro, Mattia Politi. Per l’edizione del 24 agosto si affiancheranno sei ballerini professionisti: Simone Rossari e Michele Serra (assistenti del coreografo) Fabio Stroscio, Camilla Gesualdi, Federica Di Marzo, Federica Rogoli. Sul palco le scenografie saranno una narrazione di arte contemporanea. Per la 27ma edizione de La Notte della Taranta Emilio Isgrò ha realizzato delle cancellature speciali che faranno da scenografia al Concertone conclusivo del festival. La Notte della Taranta è uno dei segni più efficaci e potenti della rinascita del Sud Italia. Ospitato in Salento, è il più grande festival d’Italia e una delle più significative manifestazioni sulla cultura popolare d’Europa. Una collaborazione nata dal legame tra il Maestro Isgrò e il Presidente della Fondazione La Notte della Taranta, Massimo Bray, oltre che dalla volontà di esaltare l’alto valore culturale del festival salentino che da quasi trent’anni promuove un simbolo popolare e sostanziale del nostro Meridione. “La Notte della Taranta mi è apparsa subito, evidenzia l’artista Emilio Isgrò, fin dalle origini, come uno dei segni più efficaci e potenti della rinascita di un Sud che vuole produrre cultura tutelando le tradizioni, cosa tutt’altro che impossibile stando ai più fondati pronostici, se è vero che il Sud italiano è il più attrezzato per andare incontro alle speranze di crescita sostenibile. Così, quando il mio amico Massimo Bray mi ha chiesto di dare una mia testimonianza in questo che è indubbiamente un atto di rifondazione del festival, gli ho detto un Sì convinto e totale. Non amo la retorica meridionalista, anzi amo il nostro Paese nella sua integrità, il Sud come il Nord. So tuttavia che non possiamo restare decentemente in Europa (e contare davvero) se tutte le forze disponibili in Italia non entrano in campo. Come siciliano, inoltre, mi unisce emotivamente alla Puglia, in un abbraccio d’amore, la comune eredità di Federico di Svevia, che in pieno Medioevo presagì le aspettative e i bisogni del mondo nel quale viviamo. Forse il nome di Federico è soltanto un simbolo, ma oggi anche i simboli hanno un peso se non ci attardano nella nostalgia e nel rimpianto”. Le copertine di Isgrò aprono la sequenza visual realizzata da GALATTICO. Un'esplorazione di linguaggi visivi e di percorsi che si dipanano dalle tradizioni popolari per trovare nuove strade nello spazio e nel tempo. In un percorso sincretico e parallelo a quello musicale, la videoscenografia si propone prima di tutto di ricercare gli archetipi della tradizione popolare salentina in culture differenti, vicine e lontane, e di metterle in scena giustapponendone le diverse interpretazioni. Lo stesso gesto, la stessa intenzione, diventa così un filo di Arianna per indagare diverse culture partendo da ritualità di festa, di vita, di morte che raccontano l'essenza stessa della vicenda umana. Allo stesso tempo, il lavoro di ricerca non si ferma a riprodurre le immagini, ma va a rimediare e reinterpretarle attraverso una manipolazione digitale. È così oltre che un percorso nello spazio anche un viaggio nel tempo, utilizzando gli strumenti del contemporaneo per dare nuova vita a simboli antichi, facendoli dialogare con il presente, e ancor di più, avvicinando gli spiriti di luoghi lontani. È quindi il caos stesso che si genera attingendo alle diversità di origini e di strumento a celebrare il rito collettivo universale e il movimento catartico, a mettere in scena questa metamorfosi dell’uomo, del segno, della natura, del reale, in cui il mondo tangibile si riconosce, si rimescola con l'immateriale e si rimedia nel segno grafico di un linguaggio nuovo. Galattico utilizza nella sua narrazione le immagini dei reperti archeologici provenienti dai Musei di Bari, Lecce e Taranto e dal Museo del fischietto di Rutigliano. Ma sul palco arriveranno anche le sculture di Officina Chiodo Fisso con la cartapesta di Putignano. Già famosa per il Carnevale più antico d'Europa, la cartapesta acquisisce così una nuova dimensione, dimostrandosi versatile e capace di adattarsi a contesti diversi. Questa collaborazione non solo mette in risalto l'artigianato locale, ma rafforza anche i legami culturali tra le diverse realtà pugliesi. "Le nostre sculture sono un omaggio alla Taranta, un modo per far vibrare la cartapesta al ritmo dei tamburelli", affermano Alessio Verdolino ed Emanuele Ricchi di Officina Chiodo Fisso "abbiamo voluto creare delle luminarie contemporanee che dialogassero con la musica e con il pubblico, invitando tutti a immergersi in un'atmosfera magica". La scelta della materialità della cartapesta nella sua mutualità è stata pensata per essere associata alla trasparenza delle pelli dei tamburi che durante la notte suonano fino all’alba. I tre elementi scultorei rappresenteranno delle tarantole e saranno delle vere e proprie luminarie contemporanee che faranno da scenografia alle due postazioni del direttore artistico e produttore internazionale SHABLO affiancato dal maestro e giovanissimo pianista Riccardo Zangirolami. DIRETTA RAI Il Concertone sarà trasmesso da RAI 3 in prima serata alle 21:20 e in simulcast da RADIO 2 RAI. Il programma sarà condotto da Ema Stokholma. Regia di Stefano Mignucci. Direttore della fotografia Marco Lucarelli. Autori: Annalisa Ansaldo e Matteo Catalano.
Appuntamento annuale estivo, La Notte della Taranta, richiama a Melpignano piccolo centro della Grecìa salentina, migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo. Un vero e proprio rito dove la forza ancestrale del tamburello trasforma la notte di musica in una grande comunità danzante e libera. La pizzica è un ballo appartenente alla famiglia delle tarantelle utilizzata nel passato come cura per le “tarantate”, donne disagiate che secondo la credenza popolare venivano pizzicate dal ragno velenoso. Una piccola orchestrina e il ballo della pizzica con l’intercessione di San Paolo e altri santi, sempre secondo la credenza popolare, portavano alla guarigione. Il fenomeno socio-antropologico del tarantismo è ben descritto da Ernesto De martino nel suo “la terra del rimorso”. Oggi il popolo della Taranta non crede più al leggendario morso della tarantola ma il ragno è diventato il simbolo che crea un rituale nuovo e contemporaneo intorno alla divinità zoomorfa: la Taranta. Non c’è più esorcismo ma adorcismo intorno al Dio che balla. Chi arriva a Melpignano o balla la pizzica in ogni angolo del mondo non ha più bisogno di essere aggredito da un elemento esterno per condividere il rituale. Non c’è nel nostro tempo il dispositivo del tarantismo ma La Notte della Taranta è stato il volano scatenante di un nuovo modo di concepire la danza e la musica del Salento e il Concertone è l’accensione del fuoco votivo di questo moderno raduno che si conclude ogni anno alle prime luci dell’alba.
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