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CASTEL DEL MONTE| ITALIA ANTE COVID DI G. PALMERINI

Castel del Monte, Locandina Castel del Monte, Locandina

L’evento in uno dei Borghi più belli d’Italia, con oltre due millenni di storia

Redazione- Ancora un appuntamento vede protagonista il nuovo libro di Goffredo PalmeriniItalia ante Covid” (One Group Edizioni). Sarà a Castel del Monte (L’Aquila), giovedì 20 agosto alle ore 18 presso il Teatro Giuliani, in un evento patrocinato dalla Municipalità. Alla presentazione del volume interverranno Luciano Mucciante, sindaco di Castel del Monte, Fulgo Graziosi, giornalista e scrittore, Francesca Pompa, presidente One Group Edizioni e l’autore del volume Goffredo Palmerini.

Annota tra l’altro nella sua Prefazione al volume Benedetta Rinaldi, giornalista e conduttrice televisiva che per molti anni ha curato in RAI programmi di servizio per gli italiani nel mondo (Italia chiama Italia, Community): “Solo gli occhi di un innamorato sanno vedere tracce dell’amata in ogni minimo dettaglio, per gli altri magari minuscolo o insignificante. Questa nuova fatica letteraria di Goffredo Palmerini, amico prima che giornalista e scrittore, è l’ennesima dichiarazione d’amore alla terra d’Abruzzo che è stata, è e sarà la sua amata. Goffredo in questo suo libro ci porta per mano a conoscere il “suo” Abruzzo. Lo fa gentilmente ma anche in maniera imprevedibile fra passato e presente, fra Italia e America del Sud e del Nord […]. L’occhio attento di Goffredo Palmerini scova storie di abruzzesi all’estero ancora misconosciute: giovani della nuova emigrazione che ricalcano, seppure con modi e professioni diverse, le orme delle migliaia di conterranei partiti decine e decine di anni fa. Racconti di inventiva e di successo, non privi di sofferenze e bruschi distacchi. […]”. Benedetta Rinaldi sarà relatrice nella presentazione del libro a Roma, dopo l’estate.

Intanto numerosi appuntamenti di presentazione sono previsti, a cominciare dal prossimo mese di settembre, a Sulmona, Roma, Lecce, Matera, Torino, altri ancora in via di definizione. L’edizione speciale del libro, con la dedica dell’Autore, sta nel frattempo andando a ruba con le ordinazioni che giungono direttamente all’editore One Group dall’Italia e dall’estero, attraverso la landing page https://my-landingpage.com/italia-ante-covid/. Il volume, 374 pagine (15 Euro), ha una veste grafica particolarmente curata e 301 splendide immagini in bianco e nero a corredo dei capitoli.

Ora qualche annotazione sul grazioso borgo che ospita l’evento. Castel del Monte, si offre di fronte, salendo lungo i tornanti che già hanno fatto ammirare Santo Stefano di Sessanio e Calascio, con l’esposizione delle sue suggestive architetture. E’ classificato tra i 271 Borghi più belli d’Italia dal club che li riconosce, certificandone le singolari bellezze, nel quale l’Abruzzo ne vanta ben 23. Esposto sulle pendici del monte Bolza, a 1346 metri d’altitudine, Castel del Monte è l’avamposto abitato più elevato nei contrafforti del Gran Sasso d’Italia. Da qui la strada ascende verso il grande altopiano di Campo Imperatore, incontrando subito Monte Camicia, la vetta meridionale della catena, poi Monte Prena e il Brancastello, prima d’arrivare ai piedi del Corno Grande (2.912), la cima più alta degli Appennini. Le vestigia più antiche di Castel del Monte attestano un primitivo insediamento del popolo italico dei Vestini, sul Colle della Battaglia a sud dell'abitato, dove risultano ancora ben visibili le tracce di tre fossati circolari concentrici e di altrettante cerchia di mura a protezione del villaggio, del quale sono stati rinvenuti resti d’una grande porta d'accesso ed una piccola pusterla. Rinvenuta, nei pressi, anche un’importante necropoli italica.

L’attuale borgo di Castel del Monte conserva l’originario disegno altomedioevale, con architetture degne d’interesse. Bella la Chiesa Madre dedicata a San Marco Evangelista. Il primo nucleo risale al XI-XII secolo, ma un significativo ampliamento si ebbe a fine Duecento, per volere di Corrado d'Acquaviva, che possedeva la "Terra di Castel del Monte". L'ampio assetto attuale a tre navate con cupola ottagonale risale al Quattrocento. Particolarmente ricco l’interno, con altari in pietra, in stile rinascimentale e barocco, bassorilievi e una fonte battesimale del Cinquecento, con inciso lo stemma dei Medici che per quasi due secoli ebbero in proprietà il borgo. Notevole il pulpito ligneo, cesellato e decorato ad oro zecchino. A lato della chiesa s’erge l’imponente campanile quadrato, con duplice funzione di torre campanaria e torre d'avvistamento. Interessanti anche la quattrocentesca Chiesa di S. Maria del Suffragio, che ha una magnifica pala d’altare attribuita al fiorentino Bernardino di Lorenzo, donata nel 1585 dal principe Francesco Antonio de Medici, e la settecentesca Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria.

Nell'alto medioevo Castel del Monte, come gli altri territori circostanti, fu soggetto ai monaci Volturnensi, che facevano capo alla grande abbazia benedettina di S. Pietro ad Oratorium, nella piana di Capestrano. Passò poi ai conti di Celano, agli Acquaviva di Atri, ai Piccolomini di Siena, per un brevissimo periodo ad Alessandro Sforza, ad Ottavio Cattaneo dal 1569 ed infine, nel 1579, ai Medici di Firenze. Castel del Monte compare per la prima volta nel 1223 in una bolla pontificia di papa Onorio III, con il nome di Castellum de Monte. Fece quindi parte del marchesato di Capestrano

(principato dal 1584), seguendo le vicende, sotto lo stesso signore, della baronia di Carapelle, che comprendeva oltre a Carapelle Calvisio anche Castelvecchio Calvisio, Calascio e S. Stefano di Sessanio. Questi borghi costituivano lo "Stato di Capestrano", dove aveva sede il governatore, nel castello Piccolomini.

Castel del Monte, ora 434 abitanti, fino alla prima metà del Novecento era un paese molto più popolato (nel 1921 contava 3.188 abitanti). La sua economia fondava sulla pastorizia, che vantava fino a 50 mila capi di pecore, e sulla produzione della lana. Da qui, in settembre, scendevano le greggi verso il Tratturo magno che dall’Aquila portava milioni di pecore a svernare nella Capitanata di Foggia. Per i pastori in transumanza una storia plurisecolare di fatiche, di ataviche tradizioni, di commistioni culturali. Per i grandi armentari e proprietari del latifondo montano una storia di ricchezze, prosperate con i prodotti dell’allevamento e con i commerci della lana. Una storia di sacrifici e floridezze, che tuttavia avrebbe avuto fine nel secondo dopoguerra, con la crisi della produzione della lana causata dall’arrivo sul mercato di lane più competitive e delle fibre sintetiche. La transumanza prese dunque altre strade, questa volta non i tratturi ma quelle dell’emigrazione. E come tutti i paesi dell’entroterra abruzzese anche Castel del Monte alimentò il fiume migratorio verso il nord e sud America, verso l’Australia e nella vecchia Europa. Anzitutto la Francia e il Belgio. Proprio in Belgio, nella più tremenda tragedia mineraria che l’8 agosto 1956 a Marcinelle fece 262 vittime - 136 erano italiani e tra essi ben 60 abruzzesi - pure Castel del Monte

diede il suo tributo di dolore, con due morti nel rogo di Bois du Cazier.

 

 

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