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AL MUSEO CANONICA TORNA DOPO IL RESTAURO L'ARMATURA DEL SAMURAI GIAPPONESE

L'ARMATURA DEL SAMURAI GIAPPONESE L'ARMATURA DEL SAMURAI GIAPPONESE

Concluso il restauro dell’armatura del Samurai del Museo Pietro Canonica: un progetto inedito tra tradizione orientale e competenze italiane

Mercoledì 18 giugno una giornata di studi per celebrarne il ritorno

 

 

 

Redazione   Torna visibile al pubblico, dopo un delicato intervento di restauro, l'armatura del Samurai giapponese del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese. L’importante opera, composta di parti databili tra l’ultimo quarto del Seicento e la metà dell’Ottocento, fa parte della raccolta di oggetti d’arte e cimeli che Pietro Canonica (Moncalieri, 1869-Roma, 1959) riunì nell’arco della sua vita, e che insieme alle sculture da lui realizzate è parte integrante della ricca e variegata collezione del museo, tra i pochissimi in Italia a conservare simili manufatti dell’arte giapponese. Si tratta infatti di un’armatura completa, costituita da diverse parti per coprire tutto il corpo: dall’elmo (MABIASI), con due prominenze bronzee divaricate ad angolo acuto, fino agli schinieri (le protezioni della gamba) in lastre di ferro e alle scarpe in cuoio.

I lavori di restauro, svolti tra luglio e dicembre del 2024, hanno richiesto un articolato percorso di ricerca e progettazione che ha consentito alla Sovrintendenza Capitolina di misurarsi con un complesso intervento conservativo su un oggetto tanto prezioso quanto raro. Il restauro ha infatti interessato un manufatto polimaterico composto da elementi in metallo, cuoio, osso, legno, seta, lino e lacca urushi, gravemente compromessi da decenni di esposizione, da un supporto non idoneo e da interventi manutentivi impropri.

Data l’unicità dell’oggetto e la scarsità di restauri su simili corredi in Italia, l’operazione ha richiesto una lunga fase di studio preliminare e di confronto con importanti istituzioni specializzate nella conservazione di armature orientali: tra queste, l’Armeria Reale di Torino, il Museo Stibbert di Firenze, il Museo d’Arte Orientale di Venezia e il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” di Roma.

L’intervento conservativo ha consentito di ampliare le conoscenze sull’armatura: sono emerse infatti novità significative, tra cui la firma dell’autore Yoshinaga all’interno dell’elmo e l’iscrizione sul mento della maschera che rimanda alla celebre scuola di forgiatura Myōchin e ne attesta l’alta qualità esecutiva. Sono state inoltre riscontrate alcune incongruenze strutturali e stilistiche che suggeriscono una composizione “ibrida”, frutto di aggiunte e modifiche nel tempo, molto comuni nei corredi da samurai: spesso le armature erano infatti modificate, adattate o aggiornate nel corso della loro vita. Il logoramento di alcune parti, i mutamenti di gusto (come il revival antichizzante del XVIII secolo) e, infine, la fine della casta dei samurai negli anni Settanta dell’Ottocento contribuirono a interventi di sostituzione o adattamento, anche radicali. È infine plausibile che l’armatura, prima di entrare nella collezione di Pietro Canonica, sia transitata nel mercato antiquario, dove era prassi integrare elementi mancanti con parti non originali per ricreare un aspetto completo. Questo rende l’armatura un perfetto esempio di oggetto composito, testimone non solo della cultura guerriera giapponese, ma anche del gusto collezionistico europeo di primo Novecento.

La fase operativa ha consentito anche un interessante confronto tra l’approccio conservativo occidentale e quello giapponese: mentre in Europa si tende a mantenere il più possibile i materiali originali, in Giappone è tradizione sostituire regolarmente le componenti più deperibili (come fettucce e lacche) per conservare al meglio l’aspetto funzionale ed estetico del manufatto. Il restauro ha quindi determinato un compromesso virtuoso che ha condotto a preservare per quanto possibile le parti antiche, e a integrare i materiali irrecuperabili o mancanti con sostituzioni fedeli per tecnica e composizione: in particolare alcuni elementi tessili (fettucce, cordoncini, fodere) sono stati acquistati presso manifatture giapponesi specializzate, o fatti realizzare appositamente da laboratori italiani su modello di campioni originali.

L’armatura ha ora una collocazione centrale all’interno della Sala del Camino/Sala Rossa nel Museo Pietro Canonica, e risulta quindi notevolmente valorizzata all’interno della collezione. L’opera è infatti esposta all’interno di una nuova teca conservativa e allestita su un supporto strutturale, sicuro e funzionale, che ne consente una lettura completa e coerente senza compromettere la conservazione dei vari materiali e dei pezzi che la compongono. A corredo del nuovo allestimento un totem esplicativo e un QR code che rimanda a un video (in 3D) di approfondimento sull’opera e sulle varie fasi del restauro.

La Sovrintendenza Capitolina presenterà al pubblico il restauro dell’armatura del Samurai nell’ambito di una Giornata di Studio dedicata, mercoledì 18 giugno alle ore 16.30 presso il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese (Ingresso libero fino a esaurimento posti).

 

Questo il programma della giornata:

SALUTI ISTITUZIONALI

FEDERICA PIRANI - Direttrice della Direzione Patrimonio artistico delle Ville storiche, Sovrintendenza Capitolina

JUNICHI SHIMIZU - Direttore dell'Istituto Giapponese di Cultura

INTERVENTI

CARLA SCICCHITANO - Sovrintendenza Capitolina

L'armatura del Samurai nella collezione Pietro Canonica

RICCARDO FRANCI - Museo Stibbert, Firenze

Aspetti storici e descrizione tipologica dell'armatura del Museo Pietro Canonica

MARINA DE SANTIS, FRANCESCA ROMANA SINAGRA - Sovrintendenza Capitolina

Introduzione al restauro

VALERIA BORGIALLI - restauratrice metalli

TIZIANA ASSOGNA - restauratrice tessuti

MARTINA TRENTO - restauratrice metallo e lacche

Il restauro dell'armatura del Samurai della collezione di Pietro Canonica

IRENE FONSEI - Sapienza Università di Roma

L'armatura dei Samurai, contestualizzazioni e storie

MODERA

CLAUDIO CRESCENTINI - Sovrintendenza Capitolina

 

 

 

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